A Great, una grande campionessa

English version here

Quando la incontrai per la prima volta, aveva undici anni. Era nella quinta elementare. Al primo giorno, stavamo cercando di descrivere una figura sul libro. Gli facevo delle domande e loro mi rispondevano a turno. Quelli che non ci riuscivano, venivano spesso aiutati dagli altri; sostanzialmente da lei e un’altra ragazza che si chiamava Sofia. Avevo già chiesto i loro nomi ma essendo una ventina, non mi ricordavo tutti. Una volta, quando lei riuscì a rispondere a una domanda notevolmente difficile, la guardai e dissi: “wow! Great!” Sofia si girò verso il resto della classe e disse “e si chiama proprio Great!” Avevo dimenticato il suo nome, ma questo ricordo, nello specifico, mi aiutò a memorizzarlo da quel giorno in avanti.

Lei, rispetto agli altri suoi compagni, riusciva a parlare molto bene l’inglese. Capii successivamente che sua mamma fosse dell’origine nigeriana; ciò suggeriva che parlasse anche inglese con i suoi figli, per cui Great era pratticamente bilingue.

Nella scuola media, ha iniziato a interessarsi alla partaica dell’atletica. In varie occasioni, ha vinto dei tornei di scuola e alcuni interscolastici. Si è diplomata alla scuola media con il massimo dei voti. L’ultima volta che l’ho vista, era con sua mamma. Erano entrambe venute alla scuola per assistere alla recita natalizia del suo fratellino. Le chiesi, in inglese, un po’ di scuola e come lei si trovasse. Mi disse “faccio la scuola dell’atletica.” Le dissi “allora a questo punto, ci vediamo alle Olimpiadi!” Iniziammo tutti a ridere!

Oggi mi è stato detto che lei ha battuto il record nazionale del salto all’asta però non essendo una cittadina italiana, non le è stato riconosciuto. Continuo a pensarci però non lo riesco a capire.

Ieri, ero in una quinta elementare, nella quale apparentemente una bambina si è innamorata di un ragazzino della seconda media. Quando stavo per uscire, lei e i suoi amici sono venuti a cercarmi, chiedendomi che io ne parlassi con il ragazzo! Gabriele, uno dei bambini, mi disse: Quando lo vederai, digli che (…), la alta bionda rumena lo ama! Mentre tornavo alla scuola media, ci ho pensato a quello che mi aveva detto Gabriele e quanto mi suonava strano. Gabriele l’aveva detto senza cattiveria però mi ha fatto pensare lo stesso. Questi bambini vanno alla scuola insieme per almeno cinque anni (esclusi la scuola materna e l’asilo.) Sono amici, condividono le memorie ed i momenti, giocano, festeggiano, litigano, si amano e si odiano, come qualunque altro bambino in tante parti del mondo. Da dove vengano non li conduce a dimostrare nessuna ostilità immediata nei loro primi anni però, banalmente, diventa un modo di identificar[si], un modo di riferimento. I bambini della scuola possono crescere, grazie alla serenità dell’infanzia, interiorizzando i modi di coesistenza; invece, crescono con “nazionalità” come una etichetta. Questo certamente non aiuterà all’integrazione. Ecco perché i governi devono prendere la decisione giusta.

Continuo a pensarci però non lo riesco a capire. Ho cercato Great su Google e Twitter e ho scoperto una copertura abbastanza notevole della storia sui giornali e le trasmissioni. A leggere i commenti, mi è venuto qualcosa in mente:

Un po’ di tempo fa, la questione dello Ius Soli divenne un dibattito molto acceso nella politica italiana, in specifico dopo alcuni casi di successo di alcuni -odio di dirlo- non-italiani nell’Italia. Le persone come Ghali (nato in Italia dai genitori tunisini) e Mahmood (vincitore di San Remo e il rappresentante dell’Italia nella Eurovision) hanno messo la luce sulla questione che riguarda se i bambini nati in Italia dai genitori stranieri dovessero essere i cittadini italiani o meno. In realta, la questione di Mahmood era un po’ diversa: lui è nato da una mamma italiana e un padre egiziano. Perciò e considerato cittadino italiano. Nella votazione, è stato il suo concorrente a vincere il voto popolare però poi i giudici hanno scelto lui. Inoltre la situazione aveva l’elemento giusto necessario per intensificare: Matteo Salvini, il ministro dell’interno che evidenziò la “discriminazione invertita” contro gli italiani!

Quelli che si oppongono allo Ius Soli, credono che esso condurra tutti a venire in Italia a partorire, che una volta nati qua, diventeranno i cittadini italiani. I figli nati in questo paese andranno alla scuola e impareranno la lingua di questo paese. Una delle lamentele più diffusa dei conservatori contro gli immigrati riguarda la mancanza di apprendimento della lingua e non integrarsi nella societa. Questi argomenti, a prescindere quanto siano validi e precisi, per i casi di questo genere non valgono proprio. Inoltre, la situazione attuale dei bambini nati sul territorio nazionale porterà ancora a più conflitti e contrasti tra di loro ed i figli di non-immigrati ( N.B: per non-immigrato si intende chi non ha espatriato negli ultimi cent’anni, perché nel lungo periodo siamo tutti gli immigrati.) Il modo in cui questi bambini vengono evidenziati nella scuola può eventualmente generare più ostilità nel futuro e nei peggiori casi trasformarsi nel razzismo e xenofobia.

Quelli che si oppongono allo Ius Soli hanno una preoccupazione che però viene proiettata nella direzione sbagliata. Essi sanno dell’incompetenza dei governi. Per loro, i governi, con la carenza delle competenze necessarie, non saranno in grado di gestire questa situazione. Questo in realtà è il punto che noi condividiamo! Invece la nostra soluzione è diversa: noi crediamo in governi che funzionino diversamente, che siano composti dalle persone più competenti e che abbiano l’onestà sufficiente e lo scrupolo necessario per dirigere questa circostanza. D’altronde, quelli contro lo Ius Soli preferiscono i governi che, invece di risolvere i problemi, li cancellino: Marginalizzazione, maltrattamento, deportazione, chiusura delle frontiere, disumanizzare e trasformare le persone nell’Altro non sono le soluzioni. Sopratutto perché queste strategie non renderanno le nostre strade pulite dai reati e non fanno tornare i nostri posti di lavoro. Ci saranno meno reati quando la distribuzione della ricchezza sarà più giusta ed i posti di lavori non saranno trasferiti negli altri paesi affinché le aziende non debbano mantenere la condizione lavorativa decente e che evitino di pagare le tasse. Questi sono i problemi principali della società in cui viviamo, e proiettarli sugli altri è un errore grave. Inoltre questi sono alcuni motivi per cui abbiamo bisogno dei governi più competenti. È poco probabile che i governi che cercano di cancellare i problemi possano esserci utili ad affrontare queste questioni.

Per concludere, c’è un punto importantissimo da considerare: Great è adesso una campionessa. Lei è una atleta in possesso del record nazionale e in più, è una studentessa che si impegna. Il futuro è suo. Però non dobbiamo farci ingannare da elitismo: dobbiamo considerare che i diritti umani non sono dei doni a nessuno. Sono i diritti, a prescindere che le persone siano degli atleti dotati oppure le persone semplici con le competenze sotto il medio sociale. Qualsiasi soluzione limitata alle persone che sono riuscite a raggiungere gli obiettivi straordinari, renderà la nostra società ancora più divisa. Gli immigrati si trasferiscono in un’altra nazione per una vita più decente. Non sono in debito per quanto riguarda la loro lealtà oppure il successo in più ai loro nuovo paesi. Loro hanno dei diritti, e certamente, i doveri così come ce li ha qualsiasi altra persona.

PS:

Great!

if you ever happened to read this here, remember I’m so proud… not only of you… of myself, to have known you! The future is yours girl! And you are Great!

One thought on “A Great, una grande campionessa

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s